Il Corpo e l’Azione. La mimesi in una prospettiva neuroscientifica

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9 luglio 2015

Già alla nascita, gli esseri umani sono impegnati in relazioni interpersonali mimetiche. (Meltzoff & Moore, Explain in facial imitation: a theoretical model. Early Develop Parent, 1977).

I neonati sono congenitamente pronti a collegarsi a chi li accudisce attraverso l’imitazione di gesti buccali, come la protrusione della lingua o l’apertura della bocca. Questi risultati suggeriscono che, nella comunicazione tra adulto e bambino durante i primi sei mesi di vita, è di primaria importanza il ruolo dell’adulto, in particolare il comportamento affettivo.

Con la scoperta dei neuroni specchio, le neuroscienze hanno contribuito a descrivere l’apprendimento umano come relazione intersoggettiva e condivisa. L’osservazione di un’azione, di un’emozione, di una sensazione, induce nell’osservatore l’automatica simulazione di quell’azione, emozione o sensazione; questo meccanismo consente una forma implicita e diretta di comprensione delle percezioni altrui.

(Gallese, Dai neuroni specchio alla consonanza intenzionale. Meccanismi neurofisiologici dell’intersoggettività, Rivista di Psicoanalisi, 2007, LIII, 1)

Secondo il neurofisiologo Vittorio Gallese (Dipartimento di Neuroscienze – Università di Parma) i meccanismi di simulazione ci forniscono uno strumento per

condividere a livello esperienziale gli stati mentali altrui.

I dati neuroscientifici suggeriscono che la capacità dell’essere umano di comprendere le esperienze altrui dall’interno, le intenzioni motorie che le hanno generate, le emozioni e le sensazioni, è fondata su meccanismi nervosi di

simulazione incarnata.

La simulazione incarnata consente di guardare al teatro da una prospettiva naturale, e quindi universale.

I bambini, fin dai primissimi giorni di vita, sono immersi nei suoni del parlato degli adulti che li circondano e iniziano a fare dei tentativi di simulazione, rispondendo prima casualmente, poi intenzionalmente attraverso meccanismi di ripetizione e variazione. Solo in un momento successivo l’istruzione formale si occuperà di consolidare con una teoria l’apprendimento esperienziale. I bambini dovrebbero essere immersi nei linguaggi espressivi artistici fin dalla più tenera età e lasciati interagire spontaneamente e liberamente con essi, attraverso le proprie possibilità e i propri tempi.

Tutti nasciamo con un potenziale emozionale. Alcuni hanno un’attitudine teatrale innata più sviluppata, altri meno, ma le condizioni di apprendimento dipendono dall’ambiente che ci circonda fin da quando siamo piccoli. Praticare il gioco del teatro da piccolissimi attiva la capacità di leggere le proprie emozioni e quelle di chi ci circonda e di avere migliori capacità relazionali per una migliore e più ricca qualità della vita.

© Giulia Parrucci