Teatro d’infanzia: una grammatica essenziale da cui partire

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29 marzo 2016

Il Teatro, linguaggio artistico dalla natura sfuggevole che difficilmente si lascia schematizzare in confini chiusi e definiti. La sua storia ce lo racconta come oggetto mutevole, dai contenuti differenti e a volte contrastanti. Alle origini, molto distante dai modelli culturali oggi noti, lontano da obiettivi estetici o formali, intriso di  ritualità, trova la sua forza nella condivisione delle emozioni della collettività che chiede prima di tutto di entrare nell’esperienza, farne parte, esserci.

Il teatro delle origini, un’arte racchiusa nel corpo in movimento dell’attore, un’arte pedagogica che permette la crescita e l’espressione delle singole potenzialità nel contatto più intimo con la natura e i suoi misteri. Una idea di teatro, questa, che si pone come metafora della vita che assomiglia un poco al gioco dei bambini in cui si riscontra la presenza dell’elemento condiviso tra chi fa e chi guarda: il gioco del  “far finta di”.

Da dove partire, dunque, per un teatro d’infanzia?

Quali gli elementi fondamentali per un teatro “del bambino”?

Nel nido, nelle scuole dell’infanzia il teatro è sinonimo di essenzialità, attenzione, ascolto, esplorazione, gioco. Nei luoghi di accoglienza dove l’educare significa spesso contenere e guidare incontenibili energie di scoperta, il teatro rappresenta una opportunità privilegiata di sperimentazione e ricerca di linguaggi per uno stimolo di crescita globale grazie al suo essere principalmente strumento di comunicazione sociale.

Pensare al teatro d’Infanzia significa, dunque, ripartire da una

grammatica essenziale del teatro

grammatica essenziale

realizzare un’esperienza che parta dal bambino stesso e dai suoi bisogni fondamentali, avvalendosi di un approccio di tipo globale che punti a valorizzare le condotte che il bambino realizza naturalmente, senza nessuna preoccupazione per quelli che sono gli aspetti legati alle tecniche del teatro. Si tratta di riscoprire la natura più intima del teatro, tornare ad interrogarsi sul significato di attore, personaggio, spettacolo, spazio scenico, costume, luce, voce,

destrutturare significati complessi ripartendo dagli elementi fondanti il teatro stesso.

Partire, dunque, dallo studio dell’alfabeto del teatro: qual è la differenza tra la gesticolazione e il gesto? Qual è la differenza tra il movimento e l’azione? La voce che utilizziamo quando facciamo teatro con i bambini è la stessa che utilizziamo nelle attività quotidiane? Quando si parla di pulizia dello spazio, cosa significa? cos’è lo spazio scenico? C’è differenza tra musica e suono? Qual è la funzione dell’educatore?  Queste sono alcune domande da cui ripartire per costruire insieme una percorso esplorativo e di crescita personale che ci porterà inevitabilmente a confrontarci con un teatro “del bambino”.

Creare e progettare uno spazio magico, separato dallo spazio reale, uno spazio del gioco in cui la regola fondamentale è vivere il proprio corpo e i propri sensi come strumenti di espressione e interazione con gli altri, lavorando ad una metodologia operativa che incoraggi i bambini coinvolti ad essere i protagonisti dell’esperienza artistica perform-attiva utile allo sviluppo psicomotorio ed emotivo  e a una progressiva acquisizione di abilità generalizzabili in altri contesti di vita.

Uno spazio da definire come spazio dell’azione, spazio dell’esplorazione, spazio dell’invenzione e della possibilità. Uno spazio intimo, riservato, sacro, condiviso per esplorare le infinite opportunità del sé senza pregiudizi, paure e condizionamenti, dove l’altro è presupposto irrinunciabile al proprio divenire.