Bimboteatro e la pedagogia dello spazio

metodologia ,news
30 gennaio 2018

In BimboTeatro l’organizzazione dello spazio rappresenta un fondamentale veicolo educativo. Lo spazio in cui si allestisce il laboratorio è uno spazio carico di significati affettivi e si configura come un microcosmo esperienziale rappresentativo del vissuto del bambino, uno spazio di vita e un luogo di affetti dove costruire, distruggere, ricostruire sempre nuovi significati e allenare abilità complesse. Lo spazio non è un contenitore neutro: lo spazio parla. Esso ha un suo linguaggio specifico, è portatore di significati e simboli, determina stati d’animo. Lo spazio di BimboTeatro è un luogo di “relazione”, di rapporto e comunicazione, di vissuti individuali e di gruppo. Piaget, già nel 1967, in “La costruzione del reale nel fanciullo” sottolineava l’importanza dello spazio non solo in relazione alle sue modalità d’uso ma soprattutto in relazione alla dimensione del vissuto esperienziale del bambino. Nel teatro d’infanzia lo spazio non può essere concepito come uno spazio fisico ma come spazio emotivo, un luogo dove nascono e si alimentano memorie, affetti affinché il bambino si riveli a se stesso e costruisca, pian piano, la propria identità.

L’allestimento deve rispettare semplici regole ma fondamentali per la stabilità emotiva del bambino: offrire coerenza, essere sempre riconoscibile, essere delimitato e aperto allo stesso tempo così da consentire al bambino di muoversi su zone differenti per il tempo della sperimentazione e del gioco; allo stesso tempo, offrire contenimento e sostegno nel suo agire. La strada magica, sempre presente all’interno di qualunque fiaba agita di BimboTeatro, rappresenta l’identità dello spazio laboratoriale, dove, al suo interno si realizza un apprendimento significativo attraverso l’allenamento di abilità cognitive, relazionali, metacognitive, emozionali, motorie e creative che, nel gioco del teatro, non sono mai dimensioni separate ma sempre presenti contemporaneamente.

La sacralità dello spazio è intesa anche come sacralità della parola e dell’ascolto. Nello spazio deputato al laboratorio le parole diventano evocazioni, c’è spazio tra una parola e l’altra, c’è spazio tra un pensiero e l’altro e, ogni intervento del bambino, assume una valenza fondamentale nella costruzione di una relazione significativa di comunità. La confusione, le parole incontrollate, i toni di voce alti, il rumore creano tensione e inibiscono lo sviluppo del linguaggio e delle interazioni personali. Il clima del laboratorio dovrà tendere sempre alla distensione, ad un tempo ricco e stimolante ma con confini e contenimento anche durante giochi di libertà e motricità. Il tempo del teatro è un tempo che cura, un tempo che ama, un tempo che vive in uno spazio-tempo altro, in un autentico momento di transizione dove l’incontro tra bambini e adulti è un incontro di spiriti in trasformazione.

 

 

 

© Giulia Parrucci