Qualità dei legami interpersonali in famiglia e a scuola

Riflessioni pedagogiche
27 Settembre 2018

Spesso mi sono domandata cosa significhi praticare valori democratici in famiglia e a scuola. E’ sufficiente ritenere che la famiglia sia di stampo democratico quando al suo interno si avviano processi decisionali collettivi? Per esempio decidere insieme dove si passeranno le vacanze di Natale, oppure quale macchina nuova acquistare, oppure se sia il caso o meno di cambiare casa. Di certo tutto questo è utile quando è legato al contenuto e alla struttura della vita della famiglia ma, a mio avviso, non sufficiente per definire una famiglia di stampo democratico.

 

Che dire della comunità scuola: possiamo definire democratica una scuola dove l’insegnante utilizza strumenti di democrazia per avviare processi decisionali collettivi? Per esempio decidere insieme se utilizzare o meno le penne rosse piuttosto che quelle blu, oppure se portare zaini in spalla oppure non portarli?  Di certo i valori democratici costituiscono un’impalcatura fondamentale ai principi della comunità ma non sono di per sé sufficienti.

Così come chiarisce anche Jesper Juul, “questo approccio non influisce sull’effettivo processo di interazione, che è vitale per definire come si sentirà e si comporterà la famiglia durante le vacanze di Natale” (Juul, Il bambino è competente, 1995)  chiarendo che con processo di interazione ci si riferisce alla qualità dei legami interpersonali nella famiglia (e anche nella scuola) e cioè come i membri si sentono nei confronti l’uno dell’altro. Tantissimi sono gli elementi che influenzano questa interazione, sia fattori personali che legami esterni e, naturalmente, anche i bambini hanno un ruolo determinante nel processo: non possono però avere alcuna responsabilità in merito alla qualità dell’interazione.

La qualità del legame che riusciamo a stabilire nella nostra famiglia o nella nostra classe è una responsabilità degli adulti non delegabile per nessuna ragione ai bambini. Nelle famiglie tradizionali la mancanza di conflitto apparente era il marcatore per definire “di successo” quella o quell’altra famiglia. Questo perché c’era grande paura e preoccupazione tra gli adulti di essere giudicati o biasimati per non essere stati capaci di educare i propri figli, che presentavano le caratteristiche della “cattiva educazione”. Il punto essenziale nel processo di interazione evolutivo è certamente quello di lavorare sulla competenza conflittuale come arte suprema della relazione. Il conflitto non ha soluzione ma ha un compito: il presidio. Saper stare nel conflitto (presidiarlo, dunque) ci chiama al riposizionamento del legame affettivo; un antidoto alla violenza, all’abuso, alla sopraffazione e soprattutto uno strumento per la costruzione di comunità basate su uguale dignità.

Nella realizzazione del laboratorio BimboTeatro il primo obiettivo è sempre questo: lavorare tenendo ben presente il principio fondamentale che muove le mie sperimentazioni col teatro d’infanzia ovvero lo sviluppo di un dialogo personale con ciascun bambino basato sul concetto di persona di pari dignità, lasciando aperta qualunque possibilità al conflitto, a prescindere dal mio ruolo, dalle mie competenze e  dalla mia fiaba che i bambini, piano piano vorranno conoscere e agire assieme a me, affinché ognuno possa davvero stare e cooperare nella comunità sperimentando i propri limiti e i propri punti di forza.

 

 

 

 

© Giulia Parrucci