Famiglia e scuola: comunità di pari dignità

Riflessioni pedagogiche
4 Ottobre 2018

Il concetto di trattare le persone con uguale dignità esiste già da almeno due secoli nei manifesti politici anche se l’applicazione concreta, a mio avviso, resta ancora utopia. Ma cosa significa uguale dignità? La sfida più grande è sempre quella della condivisione dei significati e quindi parliamo sempre di comunicazione interpersonale.

In molti leggendo storceranno il naso, sostenendo che non è assolutamente vero che non si ha chiaro il termine dignità. Per quanto mi riguarda credo che questo termine sia usato e abusato per strumentalizzazioni politiche o per risolvere controversie, ma quasi mai per assolvere alla funzione per cui nasce: considerare tutti, uomini, donne, bambini, diversamente abili, anziani, immigrati e a seguire tutti quelli non classificabili all’interno di una presunta condizione di normalità, validi membri di una comunità e aiutarli a considerarsi tali.

Una definizione estremamente calzante la leggo da Jesper Juul nel suo saggio Il bambino è competente:mentre l’uguaglianza è statica, la dignità si riferisce ad un processo dinamico. Non è una qualità data e mai più modificabile. Al contrario dev’essere costantemente adattata a ogni nuova circostanza” (J. Juul 1995). L’esempio del pedagogista Juul è rivolto all’assunzione dei ruoli che, anche se diversi nei contenuti e nella struttura, nella parola dignità, detengono lo stesso grado di valore. Nel caso in cui una moglie prepara la cena mentre un marito guarda la partita, o viceversa, non si modifica il grado di uguale dignità della persona a meno che uno dei due non sia stato costretto dall’altro. Anche nella scuola, se un docente è in piedi davanti alla cattedra e sta decidendo quale bambino interrogare, il suo ruolo non modifica la pari dignità delle persone presenti in classe a meno che non ci sia da parte di uno dei ruoli una presa di potere tale che lo erge a rango superiore rispetto all’altro solo per il suo ruolo. Oppure quando un padre dedica più tempo ai propri figli e sua moglie gli sarà grata di averla alleviata di una responsabilità, l’interesse comune dei genitori crescerà solo se il padre si sentirà essere umano più completo come risultato del suo rapporto con i figli, diversamente si tratterà solo di aver dato una mano in casa.

Sofisticherie di pedagogista? Non direi.

In altre parole Gustavo Zagrebelsky sostiene che “la dignità di un essere dovrebbe implicare come minimo che ci si accorga della sua esistenza, che gli altri si accorgano di noi, che ognuno possa lasciare una traccia del proprio passaggio nella società. Non è forse questo il diritto più fondamentale di tutti?“.

La nostra capacità di comportarci spontaneamente con uguale dignità nei confronti del partner adulto, del bambino, dell’alunno, dipenderà dalla famiglia e dai ruoli che abbiamo rivestito. Se non abbiamo mai esperito la sensazione di pari dignità, può essere davvero difficile rapportarsi agli altri con questa visione, per alcuni risulterebbe persino inopportuno.

Iniziare a ragionare su questi elementi con altri sguardi, anche attraverso un laboratorio di teatro d’infanzia come BimboTeatro significa allenarsi alla costruzione di un nuovo punto di vista, ad un rapporto di uguale dignità, qualsiasi sia il tempo della nostra vita, diventando consapevoli dell’imprescindibilità di questo significato verso la formazione di cittadini del futuro per nuove civiltà di luce.

 

© Giulia Parrucci